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Premessa
Il
patrimonio pittorico di Chioggia, un tempo ingentissimo, è
quasi esclusivamente da individuarsi in committenze religiose ed
in particolar modo ecclesiastiche, mentre tutte quelle opere che
potevano trovarsi nel vecchio palazzo pretorio ( andato
distrutto nell’ottocento ) di committenza pubblica, si sono in
gran parte disperse nel tempo. Nel
presente spazio si vuole brevemente illustrare parte del
patrimonio pittorico di Chioggia ancora presente in città..
C
Cima da Conegliano (madonna con Bambino)
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Il polo culturale della
diocesi di Chioggia si compone della
Biblioteca Diocesana, dell’Archivio
Diocesano e del Museo
Diocesano.
La Biblioteca Diocesana, ubicata in via Perottolo 1/A , di recente costituzione, con i suoi
35200 volumi e 3000 opuscoli, in prevalenza di carattere teologico,
documenta le varie fasi dello sviluppo teologico dal 1500 al Concilio
Vaticano II ; è soprattutto un inno alla teologia tridentina.Il
patrimonio librario deriva dall’antica Biblioteca del Seminario
vescovile, ( circa 3000 volumi ) e da donazioni di vescovi, docenti del
Seminario, intellettuali laici e sacerdoti.Si integra in perfetta
sintonia con il Museo diocesano
soprattutto per le due sale d’esposizione, dove si possono ammirare
edizioni pregiate per antichità o legatura, corali miniati, pergamene
vergate in oro e oggettistica varia ( sigilli, matrici, crocifissi da
tavolo, rosari, croci orientali ecc.).Inoltre si presta anche per
approfondimenti sul piano teologico, patristico e storico-religioso.
L’Archivio Diocesano,
è sito nello
stesso complesso architettonico della Biblioteca diocesana con cui fa
corpo.Contiene materiale dei novecento anni di storia della Diocesi
clodiense; si articola in quattro fondi principali : il Proprio dei
vescovi ( atti, visite pastorali, ordinazioni sacerdotali ),
l’Archivio capitolare ( vita economico- finanziaria, del clero locale,
legati pii ), la Procuratia-Fabbriceria-ria del duomo ( gestione
economica della cattedrale, registri contabili ) e il fondo miscellaneo
( atti notarili, sinodi diocesani, brevi pontifici, ecc.).Ad esso si
affianca il cosiddetto Archivio del Seminario che documenta in parte le
varie vicende dell’istituto ( legati, atti notarili ) e in parte lo
sviluppo degli studi negli ultimi due secoli ( elenchi nominativi,
registri, manuali vari ).Nella sua articolazione l’Archivio diocesano
si presta all’approfondimento della storia locale del cristianesimo,
soprattutto attraverso l’esplorazione delle visite pastorali, dei
sinodi diocesani, dell’associazionismo laicale.
Il Museo Diocesano, sorge accanto alla chiesa cattedrale e all’episcopio, con
ingresso dalla zona “ Sagrato”.L’edificio a “U”, realizzato
alla fine degli anni ’90 su progetto dell’architetto R. Ravagnan,
s’innesta al palazzo vescovile, coprendo con il chiostro interno parte
di quello che fu già il sepolcreto della cattedrale.Dedicato ai martiri
Felice e Fortunato, patroni della diocesi, presenta un percorso che
l’architetto allestitore C. Rebeschini ha suddiviso in quattro
sezioni.
L’ALA MERIDIONALE, affiancata all’ingresso, ospita la sezione
storica compone una sequenza di testimonianze sul passato della
comunità diocesana dagli inizi del sec. IV ( martirio dei Santi Felice
e Fortunato ) al Novecento (Concilio Vaticano II)
L’ALA OCCIDENTALE, è riservata alla sezione iconografica .Vi compaiono opere che, a partire dal sec. XIV
( Paolo Veneziano ), arrivano al sec. XVIII ( A. Martinetti ), passando
attraverso capolavori di Cima da Conegliano, Palma il Vecchio, A.
Vicentino, M.A. Franceshini e A. Brustolon.
L'ALA
SETTENTRIONALE, esibisce un’ampia rassegna di reliquari e
suppellettili liturgiche, provenienti parte dalla diocesi e parte dalla
“donazione Creuso”.Particolarmente pregiate sono le oreficerie della
cattedrale, il calice giubilare del beato papa Pio IX ( 1877 ) e il
calice d’argento inviato dal papa Giovanni Paolo II al Museo diocesano.Vi
si affianca una rassegna di oggettistica devozionale
con “tolele”, casse da mare, merletti, quale testimonianza
della pietà popolare della gente rivierasca.
Nell’ALA ORIENTALE, ( piano terra dell’episcopio ) chiudono il percorso
la “sala dell’iniziazione cristiana” con legni dorati di un antico
apparato per le quarantore e una parziale esposizione dell’opera
grafico-pittorica dell’artista chioggiotto Aristide Naccari (
1848-1914 ).Vi
si segnalano il ciclo di studi sulla Cappella del Rosario nella chiesa
dei Santi Giovanni e Paolo in Venezia e quello sull’urna dei Santi
Felice e Fortunato nella cattedrale di Chioggia.
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Polittico di Paolo
Veneziano
Il polittico di San Martino, proveniente dalla collegiata medievale di
S. Martino in Sottomarina, sopravvisse perchè agli
inizi della guerra di Chioggia ( 1378-1381 ) fu portato nel palazzo
vescovile, e li custodito fino a quando, passata la furia devastatrice
dei genovesi, gli abitanti di Sottomarina ( a quel tempo chiamata
Chioggia Minor ) ottennero dal podestà un tempio, vicino alla
cattedrale, dove venerare il loro patrono.Condivise la sorte insieme
all’altro celebre polittico ( vergine con santi ) parimenti
proveniente da Sottomarina.Da una semplice osservazione del polittico,
restituito più bello dopo il restauro di fine Novecento, si è portati
a ritenere che le dodici scene della vita del santo fossero state
pensate per essere assemblate come trittico.Ogni pannello doveva
contenere quattro scene : due nell’ordine superiore, riferite alla
vita di Martino non ancora vescovo, e due in quella inferiore, riferite
a Martino dopo la consacrazione episcopale.Ne doveva risultare
una doppia serie orizzontale di sei scene sovrapposte le une alle altre,
con ritmo narrativo binario : alternativamente a una scena di contrasto
faceva seguito una scena gratificante.Perciò gli attuali pannelli
laterali originariamente dovevano essere uniti a formare un unico
pannello delle stesse dimensioni degli altri due, vale a dire con
quattro scene.Cosi probabilmente intorno alla metà del sec. XIV P.
Veneziano ideò l’insieme, che poi dipinse con la collaborazione di
Stefano di S. Agnese.Gli sfondi dorati ricordano il mondo
soprannaturale: l’oro, in quanto esaltazione della luminosità della
materia, parla di emanazione divina, di assoluta trascendenza.L’aureola
che cinge il capo del santo è il segno esterno che evidenzia il
carisma, una sorta di aristocrazia dello spirito.Il
mantello che lo avvolge ( nero in Martino monaco, rosso in Martino
vescovo ), anche nel momento della celebrazione eucaristica, ricorda
attraverso i due colori rispettivamente la penitenza e la carità che
contraddistinguono il vescovo di Tours; nello stesso tempo esaltano la
carità sacerdotale che è protezione per la famiglia dei credenti.
Con
l'occasione, si vuole dare un ringraziamento
particolare al responsabile del Museo Diocesano Don Giuliano Marangon,
per il materiale fotografico e didascalico fin qua illustrato.
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Il San Paolo
Stigmatizzato di Vittore Carpaccio
Il
S. Paolo di V. Carpaccio, firmato e datato 1520, è sicuramente uno dei
dipinti più importanti presenti
nel territorio clodiense.Non si conosce la data precisa di collocazione
nella chiesa di San Domenico a Chioggia, sicuramente non coincide con la
datazione del dipinto.Il primo documento che attesta con certezza la
presenza del dipinto a Chioggia è la guida della città stampata nel
1783, mentre è ignota la data precisa di collocazione nella chiesa di
San Domenico.L’iconografia è assai interessante e inedita nel
repertorio di questo santo, che nel dipinto in questione si presenta
raffigurato con la spada sollevata nell’atto di indicare con il dito
della mano destra una ferita sul costato e con la mano sinistra mantiene
un libro aperto in cui si leggono le seguenti frasi : “vivo iam non
ego vivit in me Christus” e “stigmata Jesu Christi in corpore meo
porto”.Opera di notevole qualità esecutiva, della piena maturità del
maestro, che fa ritenere ad autorevoli studiosi una committenza
veneziana del dipinto; visto le condizioni di estrema povertà della
popolazione chioggiotta e in particolar modo il convento domenicano
della stessa città nel 1520, che non potevano sicuramente sborsare una
cifra, che doveva essere molto ingente dato che il Carpaccio in quella
data era un pittore assai noto e ben pagato.Il dipinto è stato esposto
di recente ad una mostra tematica organizzata dal Rotary Club di
Chioggia e dalla Fondazione della Comunità Clodiense, con la
partecipazione del museo diocesano di Chioggia e della Maison d'Arte del
Principato di Monaco, per poi ritornare alla chiesa di San Domenico, anche se a mio
avviso non è la sede più sicura per questo patrimonio cittadino, visto
che è stato oggetto di furto in passato, procurandogli
un danno di piegatura; pertanto secondo me, il dipinto andrebbe
conservato in luogo più sicuro e salubre come potrebbe essere il museo
diocesano.
S. Varagnolo
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