SE VUOI ARRICCHIRE IL SITO CONTATTACI

 

la barca e il bragozzo vanno in mare la barca e il bragozzo vanno in mare la barca e il bragozzo vanno in mare la barca e il bragozzo vanno in mare la barca e il bragozzo vanno in mare la barca e il bragozzo vanno in mare la barca 

 

Introduzione

Non avrebbe senso e comunque non è corretto iniziare a parlare di barche senza aver trattato, anche se in maniera meno approfondita, del costruttore e dei luoghi di costruzione di tali  mezzi  cioè Calafati e Squeri. Si può affermare con certezza che fin dal passato più remoto la barca rappresentasse un mezzo di vitale importanza. Nella realtà specifica del nostro territorio lagunare, addirittura riveste un ruolo assolutamente di primaria importanza, anche ai giorni nostri. Al ricordo della barca vi sono indissolubilmente legati i grandi navigatori, avventurieri anche pirati, mentre non sono minimamente conosciuti i nomi dei costruttori di barche come carpentieri, calafati, segantini, fabbri, velai, ecc. In questo campo Chioggia vanta una tradizione quasi millenaria nelle arti marinare e costruttive. I calafati di Chioggia furono tra i primi in Europa a creare uno statuto specifico della loro categoria (mariegole). Lo scopo quindi non è la sola conoscenza dei tipi e modelli costruttivi d’imbarcazioni, ma anche l’entrare nell’anima della barca cercando di capire dove nasce e chi l’ha concepita, che in fondo vuol dire entrare all’interno dell’animo umano. 

# torna al menù #

 

 

 

La Mariegola ( o madre regola ) si può ritenere come un antichissimo codice deontologico e corporativo, tanto da risultare un vero e proprio statuto delle arti e dei mestieri, in questo caso, dei calafati di Chioggia. Risalente al 1211, è composta da varie parti, che in pratica regolamentano tutta l’attività lavorativa e non del calafato, oltre al funerale dello stesso; un vero e proprio istituto sociale atto alla salvaguardia della buona regola nel lavoro, della sicurezza e tutela in caso d’infortunio o necessità di ogni tipo. La prima parte è composta di 5 capitoli, trattano in materia di mutua assistenza, malattia e funerali, i rimanenti, trattano la materia normativa e giuridica della società venutasi a creare.  

# torna al menù #

Gli Squeri o cantieri in italiano, si possono definire come le cattedrali di questo artigianato nautico plurisecolare; ancora presenti nella città di Chioggia, solo pochi però adibiti ad attività cantieristica, un tempo erano numerosissimi, disseminati in tutta la città, addirittura nella grande via di terra cioè l’attuale corso del popolo, nell’area coincidente con il palazzo ex monte di pietà, come testimonia la pinta del sabbadino risalente al 1567. Essi sono composti sostanzialmente di una parte che si va via via immergendo sulle acque dei canali, da cui si trascinano le imbarcazioni fino alla terra ferma, ed una parte coperta, chiamata Tenza. La tenza è un edificio a pianta rettangolare, di grandi dimensioni, solenni e spartane allo stesso tempo, ad eccezion fatta del tetto, caratterizzato nella parte frontale a spioventi, leggermente inclinato in avanti, che dà a questo edificio un aspetto unico nella città; una grande apertura verso il lato del canale, spesso ad ovest, garantiva la possibilità di trasportare le barche all’interno dello stesso, o addirittura costruirle nei grandi spazi interni a disposizione. La tenza possedeva anche altri ingressi, più stretti, di servizio, che consentivano, agli artigiani, di entrare ed uscire , nei vari lati. Nelle ampie capriate poteva essere inserita, una cabina pensile chiamata “tabiao” , che serviva per la conservazione dei piani costruttivi delle varie imbarcazioni e da deposito materiali pregiato, come  le cime di canapa. Erano sempre presenti nelle tenze, delle caratteristiche immagini sacre esterne chiamate “cesiole” e a volte, potevano essere affrescate all’interno in corrispondenza dell’estremità del tetto, mentre le cesiole venivano posizionate nella parte alta  sopra la grande apertura sul canale della tenza stessa. All’interno del cantiere o squero si potevano distinguere varie categorie di lavoratori: i maestri d’ascia, i calafati, i siegati ed i sacchignei.Il maestro d’ascia era il responsabile assoluto della costruzione e progettazione della barca, a lui spettava la scelta della forma, della struttura interna ed esterna, dei volumi da adibire ai vari locali della barca e relativa scelta dei materiali da utilizzare. Al calafato invece spettava l’impermeabilizzazione delle carene e coperte, per mezzo della stoppa da inserire con appositi arnesi chiamati “feri da galafà” nei vari chimenti ( fessure tra madiero e madiero ) venutesi a creare nella costruzione della barca nuova;  mentre nel caso di riparazioni di barche danneggiate o aggredite da terenidi, al calafato, spettava anche la costruzione del pezzo da sostituire e il suo preciso posizionamento. I siegati erano una specifica categoria di artigiani, che utilizzava una pesantissima sega per tagliare il legname di grandi dimensioni, con l’ausilio di più “verne” per sollevarlo; essi si potevano definire come i liberi professionisti del tempo, lavoravano su precisa commissione da parte dei cantieri, avevano una loro mariegola conservata all’arsenale di Venezia, erano pressoché tutti veneziani, ed i cantieri dovevano servirsi esclusivamente di affiliati a tale mariegola, come stabilito dalle leggi della serenissima repubblica. I sacchignei avevano il compito di trarre in secca le barche, per mezzo di grandi argani in legno, dovevano anche provvedere alla pulizia della carena delle barche trainate in squero, utilizzando appositi spazzoloni chiamati “scoeti”. Nei squeri, che spesso erano situati in isolotti scollegati dalla città, trovavano impiego anche giovani ragazzi chiamati “puti da cantiere”, addetti al trasporto da sponda a sponda dei clienti e maestranze del squero, utilizzando un’imbarcazione chiamata “burcela” dotata di unico remo situato a poppa.  

# torna al menù #

 

 

Barche Come si è potuto descrivere prima, la barca e l’uomo sono legati da radici antiche e profonde tanto che la storia e lo sviluppo di questo mezzo sono storia dell’uomo stesso. Comunque per una migliore comprensione ed identificazione della barca, bisogna distinguere le varie funzioni a cui essa stessa viene e veniva destinata, cioè, principalmente, come barca da pesca, da trasporto (fluviale o marittimo), ed infine da parata o diporto. Le caratteristiche tecnico costruttive e morfologiche quindi dipendono proprio dall’impiego che se né fa, e dalla zona geografica di utilizzo della barca stessa. Nelle nostre zone l’imbarcazioni hanno sempre avuto carene (opere vive) a fondo piatto con estremità pressoché appuntite o arcuate. Anche se non è possibile suddividere in maniera rigida le varie destinazioni d’uso o tipologia geografica d’imbarcazione, perché potevano esistere, ad esempio, barche come il Trabaccolo da trasporto e da pesca, e Burchi da navigazione fluviale e marittima, si tenterà, quindi, di raggrupparle per tipo d’uso. E cioè da pesca, da trasporto, e da parata o diporto.

# torna al menù #

 

Le Barche da Trasporto sono rappresentate dalla:

Galea Veneta imbarcazione a duplice uso, mercantile e militare, dotata di due sistemi propulsivi,  vela e remi, diffusa dal X sec. in tutte le marinerie per circa sette secoli fino al 1600, ma ideale per le nostre tipologie costiere per via del basso pescaggio, tanto da perdurare fino alla caduta della Serenissima. Poteva misurare fino a 50 metri di lunghezza e 6 metri di larghezza ; aveva un minimo di 26 vogatori per lato fino ad un massimo di 30, con un totale massimo di 500 unità di equipaggio. Nel XV secolo disponeva di un albero a vela quadra successivamente venne armata con tre alberi a vela latina; la prua di questa nave presentava un rostro acuminato rivolto all’insù in modo da risultare assai offensiva. Le varianti di questa barca sono molteplici ma si possono identificare in maniera sommaria in cinque strutture : Galea Sensile di forma lunga e stretta con opera viva (carena) ridotta; Galea Tarida più grossa e capiente della galea normale utilizzata per il trasporto; Galea Bastarda armata con vele di ampiezza maggiore e poppa più larga risultava ideale per il trasporto mercantile; Galea Bastardella con l’estrema  poppa suddivisa in due emisferi, di tonnellaggio minore della bastarda.

Galeazza Veneta più grande della galea, barca da guerra per eccellenza della serenissima nata attorno al 1550, presentava un casseretto a castello ed era armata con tre alberi a vela latina e bompresso, oltre ai vogatori. Buona la potenza di fuoco che utilizzava cannoni a grossa e media portata.

  Maona simile alla galea, utilizzata pressoché come nave mercantile,ma anche ad uso militare, risultava essere molto goffa, la maggior diffusione di questa nave coincide al XIV secolo, possedeva tre alberi a vele quadre.  

Brigantino Veneto barca snella e bassa, si trasforma più volte nel tempo cambiando via via destinazione d’uso, il brigantino nato come nave da remi, poteva avere due alberi a vele latine,successivamente alla guerra di Lepanto aumentò la stazza a 150 tonnellate con esclusiva propulsione velica. Utilizzata anche in ambito militare, dal XVIII secolo viene impiegata esclusivamente  al trasporto di merci, armata con vele quadre e randa a poppavia (vela aurica). Nell’Ottocento, con l’aumentare della necessità di velocità, portata, (che arrivò ad un massimo di 1246 tonnellate), ed economia di esercizio, si apportò l’aggiunta di un terzo albero a poppavia con vela aurica mentre gli altri due alberi montavano vele quadre con bompresso a più fiocchi e vele di straglio, questo brigantino chiamato a palo, risultava molto più manovrabile del precedente; Chioggia alla fine dell’ottocento risultava una della città specializzate nella costruzione di  brigantini ( al quarto posto in Italia).  

Brik Veneto imbarcazione mercantile simile al brigantino, differisce dal precedente per il tipo di vele, con l’aggiunta di un “trevo” sull’albero maestro; utilizzato anche durante la dominazione austro-ungarica come nave militare aggiungendo semplicemente gli strumenti bellici.

  Checchia chiamata con vari nomi, Cocchia, Coggia, Coccha, era molto diffusa nel medioevo per circa 300 anni, sia come nave da guerra, che da trasporto,di forma elegante con estremità arcuate ed appuntite, misurava circa 24 metri di lunghezza, 8 metri di larghezza e 7,5 metri di altezza, dotata di più alberi aveva propulsione a vela.

 

Goletta veliero del XVIII secolo nata come nave da guerra , successivamente utilizzata come nave mercantile,di forma slanciata ed elegante, aveva una lunghezza variabile tra i 18,5 metri e 28 metri, una larghezza tra i 5,3 metri e 6.2 metri, ed un’altezza tra i 2,1 metri e 3 metri, possedeva due alberi a vela aurica con bompresso e fiocchi, furono costruite anche golette a tre alberi ma poco diffuse.

  Marciliana nave mercantile il cui nome ha origini antiche e controverse, forse le rotte mercantili tra Venezia e Marsilia o più semplicemente il termine merci, poterono essere le motivazioni di tale nome; morfologicamente si presenta con prora tonda e poppa quadra, dotata di tre alberi, con vele latine all’albero maestro e di trinchetto,e con vela al terzo o al quarto all’albero poppiero, raramente venivano altresì utilizzate vele latine; nel 1800 furono utilizzate vele quadre per tutti gli alberi. Ebbe una diffusione vastissima e nel XVII secolo arrivò ad essere dotata di ben quattro alberi per scomparire nel XIX secolo.

  Polacca imbarcazione mercantile a vele latine e quadre dotata di tre alberi,(nel maestro la vela quadra), di cui l’albero di trinchetto si presenta inclinato in avanti verso prua, terminava con il battalò; dotata di alloggi in zona poppiera per l’equipaggio, è diffusa fino al XIX secolo ma viene armata totalmente con vele quadre, tanto da utilizzare il termine “ polacca” per tutti i velieri armati con vele quadre.  

Trabaccolo barca tipica dell’Adriatico, dalla morfologia piuttosto tondeggiante in tutte le sue dimensioni, ha fondo piatto e chiglia continua, la particolarità più evidente, sono i grandi occhi a prua chiamati occhi di cubia, poteva superare anche i 25 metri di lunghezza. Nella versione tipica, erano presenti due alberi armati con vele al terzo o al quarto più il boma, poteva avere anche un bompresso mobile con polacconi scorrevoli; la particolare disposizione delle vele, con la vela maestra a sinistra e quella di trinchetto a destra, veniva, appunto, chiamata a “trabaccolo”; utilizzato prevalentemente ad uso mercantile nelle rotte commerciali con la Jugoslavia, fu anche utilizzato come nave da guerra nell’insurrezione contro gli austriaci del 1948.  

 

 

Pielego versione ridotta del Trabaccolo, che differisce da questo ultimo,  per l’utilizzo di vele latine; le dimensioni non superano i 18 metri di lunghezza, 5,5 metri di larghezza e 2,4 metri di altezza, con portata di 100 tonnellate circa. 

Burchio imbarcazione utilizzata per il trasporto di merci e materiali vari, di grandi dimensioni, oltre i 20 metri di lunghezza e più di 3 metri di larghezza, a fondo piatto risulta ideale per la navigazione fluviale e nei canali interni delle varie isole lagunari; si può affermare con certezza che il burchio, è una delle barche più antiche della laguna veneta, citata persino da Dante. Dipinto totalmente di nero con la fascia superiore o “falca” colorata, poteva essere dipinta anche in prossimità della lunga prora appuntita. Questa imbarcazione è ancora utilizzata ai giorni nostri per attività legate al trasporto dei fanghi e sabbia, oltre che di rimozione e posizionamento dei pali segnaletici (bricole),utilizzati in laguna, nonché del loro trasporto. La propulsione era quasi esclusivamente condotta da uomini, con l’utilizzo di lunghi remi, che piantavano nel letto del fiume o canale e spingevano in avanti la barca, (in dialetto questo metodo propulsivo viene chiamato andare a “parando”) oppure si utilizzava animali da tiro, come il cavallo o il bue, che per mezzo di lunghe funi trainava dalle sponde del fiume la barca in avanti; era altresì dotata di due alberi armati con vele al terzo, uno all’estrema prua più grande, l’altro all’estrema poppa più piccolo, che aiutavano il moto in presenza di vento. Costruito sia nei cantieri Chioggiotti che in quelli di Sottomarina, furono molto rinomati i burchi costruiti dai squeri “Batauro” e “Voltolina”. 

 

Gabara simile al burchio, differiva per dimensioni più ridotte e asta di prua a gola dritta, utilizzata soprattutto sui fiumi del Po’ e del mantovano, come imbarcazione da trasporto materiali.

 

 

 

 

Peota imbarcazione dà rappresentanza, usata in laguna veneta ed in particolar modo a Chioggia dal sostituto del Podestà il “Vicario” per i suoi spostamenti; il sistema propulsivo era a remi con otto vogatori e portante, con al centro un recinto, dotato di poltroncina, coperto con tendaggi ed addobbi per passeggeri importanti. Veniva inoltre utilizzata, in versione più capiente, ad uso mercantile ma nei canali lagunari, per via della carena piatta, la propulsione era simile a quella del burchio con esclusione delle vele.  

Rascona barca antichissima utilizzata in via esclusiva nella laguna veneta per il trasporto mercantile, dotata di due timoni che servivano per evitare lo scarroccio dovuto al fondo piatto ed al pescaggio veramente esiguo; aveva due alberi armati con vele al terzo o al quarto, poteva raggiungere i 30 metri di lunghezza, e disponeva di cabina per l’equipaggio. Aveva la poppa e la prua incurvate verso l’alto ed uguali; scomparve all’inizio del XX secolo. 

# torna al menù #

 

 

Barche da Rappresentanza  sono rappresentate dalla :

  Bissona imbarcazione molto slanciata e variegata utilizzata per rappresentare le varie scuole presenti nel dogado ; commissionata dai vari poteri locali, erano dotate di otto vogatori che durante le festività la portavano in parata o regata.

Burchiello barca ad uso fluviale per il trasporto di nobili famiglie, residenti nei centri lagunari di Chioggia e Venezia, verso le ville estive dislocate soprattutto nel Brenta. Aveva propulsione a remi o a traino con utilizzo di animali.

 

 

 

Barche da Pesca sono rappresentate dalla : 

Tartana grossa ed importante imbarcazione da pesca di origine antica, molto robusta, costruita con legname appositamente scelto dai maestri d’ascia, era caratterizzata da estremità tonde e ricurve, a fondo piatto, è sicuramente l’antenata più prossima del Bragozzo addirittura fonte d’ispirazione di questa famosa barca chioggiotta. Caratteristica della tartana era l’enorme timone governato da un braccio di legno chiamato “sgura” o “ribuola”;  possedeva due alberi, quello di prua era inclinato in avanti, dotati di vele latine ed una terza in caso di burrasca chiamata “polachina”, nell’estremità dell’albero maestro, era presente una banderuola segna vento chiamata “penelo”, si trattava di una tavoletta di legno lavorata a traforo con motivi di vario genere. La tartana era dotata di vari locali sottocoperta adibiti soprattutto al ricovero di reti ed arnesi da lavoro, con ridotto spazio per l’equipaggio. Fu un’imbarcazione molto diffusa a Chioggia soprattutto nel 1700, tanto da arrivare a 188 unità nel 1770, ma furono inesorabilmente rimpiazzate dal bragozzo fino a rimanere presenti solo due tartane nel 1887.

 

Bragozzo come precedentemente accennato, rimpiazzò la tartana, soprattutto per  il ridotto costo nella costruzione oltre al fatto che necessitava della metà dell’equipaggio della tartana, quindi si prestava più ad una conduzione familiare, moltiplicando in questo modo le proprietà. Sicuramente questa imbarcazione è la più famosa della città di Chioggia, tanto da identificarsi alla stessa città ; anche se, con rammarico di chi scrive queste righe, ne sono sopravvissuti veramente pochi esemplari. Il bragozzo era un’imbarcazione molto simile alla tartana nella forma, più piccola, più leggera, ma non meno robusta anche per le notevoli qualità dei materiali di costruzione scelti personalmente dal maestro d’ascia. La lunghezza variava dagli 8 metri a più di 13 metri, mentre era largo dai 2 ai 2,5 metri, con un’altezza media di 1,25 metri. Caratteristica peculiare di questa barca è sicuramente l’ampia prua curva, la poppa quadrata e perpendicolare al piano di galleggiamento ma tondeggiante ai bordi, il fondo era piatto, dotata di un profondo timone a calunno, ubicato al centro della poppa; un’altra caratteristica che ha reso famoso il suo nome è sicuramente tutto l’apparato ornamentale della barca e delle vele, che caratterizzano anche l’aspetto personale  di ogni proprietario di questa stupenda imbarcazione. Nella parte prodiera spesso veniva dipinto in entrambi i lati un tipico  angelo con tromba e corona di fiori, che con una mano protesa verso il nasello di prua, sostiene i famosi “boli” con all’interno dipinto  caratteristiche iconografie mitologiche o religiose  come il Cristo dei pescatori o la Madonna della Navicella, inoltre erano presenti numerosi altri tipi di decorazioni con colori  molto accesi che contrastavano con il colore nero lucido dello scafo tanto da risultare una vera opera d’arte di notevole impatto visivo. Anche le vele come la barca erano decorate con colori vivaci e nel contempo con simbologie religiose e profane ; spesso trovavano posto stemmi dipinti sulle vele, della famiglia proprietaria del bragozzo, non tanto per un significato araldico ma piuttosto come segno di riconoscimento anche da lunghe distanze. Il bragozzo era dotato di due alberi armati da ampie vele al terzo o al quarto, come la tartana anche il bragozzo era dotato, in cima all’albero maestro  del famoso “penelo” decorato a traforo.  

 

Bateluccio si può definire come bragozzo di minori dimensioni, differenziava sostanzialmente solo dall’armamento velico e dalla mancanza dell’albero di trinchetto, che appunto, a prua era dotato di fiocco detto “polachina”. Anche le decorazioni erano del tutto simili al bragozzo, misurava dai 9 ai 11 metri di lunghezza, era dotato di un numeroso armamento remico.  

 

 

Bragagna imbarcazione antichissima, molto simile al bragozzo nella prua, con la poppa tondeggiante più simile al topo, prende tale nome forse dal tipo di rete, appunto bragagna, con fondo piatto e pescaggio molto ridotto si prestava benissimo all’utilizzo lagunare e vallivo ; poteva misurare anche fino ai 13 metri di lunghezza, possedeva tre alberi armati con vele al terzo, molto ampie ed inclinate nella parte superiore. Per gli spostamenti laterali necessari nelle attività di pesca, inoltre aveva un mulinello posizionato al centro della barca, che con la bonaccia, serviva a spingere la barca, legata con una cima ad un palo o ad un’ancora, lateralmente.  

 

 

Il Topo barca polifunzionale, un tempo utilizzata più spesso per la pesca e l’allevamento vallivo, oggi ancora presente anche e soprattutto nel trasporto merci nella città di Venezia lungo i stretti rii. Misura meno di 10 metri di lunghezza, ha la cosiddetta prua a pizzo cioè appuntita e la poppa semicircolare, possiede oltre alle falche, due bande dette “toppe” , da cui forse deriva il nome ( nella versione veneziana le toppe non sono presenti, con qualche differenza anche a prua, che è piu alta e stretta rispetto a quella chioggiotta ). La propulsione era a remi ed a vela al terzo, con albero più fiocco a prora, quando la lunghezza della barca superava i 10 metri, poteva avere anche l’albero di trinchetto in alternativa al fiocco. Oggi si possono frequentemente vedere topi a motore  con poppa mozzata quindi quadra, naturale trasformazione per una resa migliore dei motori, ma con una notevole perdita di bellezza estetica, mentre pochi sono i topi (anche se provvisti di motori ) rimasti con la caratteristica poppa tonda.

# torna al menù #

 

 

Imbarcazioni Minori sono rappresentate dalla:

Batela barca di media grandezza, poteva raggiungere i 8 metri di lunghezza; si hanno notizie di questa imbarcazione, nella laguna veneta, fin dal medio evo citata in alcune leggi della serenissima. Si possono distinguere due tipi di batela e cioè a “pizzo” con prua appuntita e poppa allungata, e la “buranela” con poppa quadra ed incavata, presente dal 1920 ancora oggi in tutta la laguna veneta. La propulsione era affidata ai remi o ad una vela al quarto.  

Musso simile al topo di ridotte dimensioni, non superava i 7 metri di lunghezza, usata soprattutto per la pesca lagunare, differiva dal topo per la poppa più appuntita, non presentava particolari decorazioni se non la colorazione delle falche con colori vivaci ed occhi dipinti nell’estrema prua con “boli” in entrambi i lati con al loro interno dipinto una stella dei venti o lo stemma di famiglia. La propulsione era a remi o a vela al terzo.  

Burcela come già accennato in precedenza, era una piccola imbarcazione utilizzata per la spola dal squero alla città o tra la città e le imbarcazioni di grosso tonnellaggio. La poppa e la prua erano simili, tozze ed appuntite, con apposito scalmo per posizionare il remo come unica propulsione.  

 

 

Sandalo antichissima imbarcazione chioggiotta snella ed appuntita in entrambe le estremità, di dimensioni ridotte, misurava dai 4 ai 6 metri di lunghezza, molto stretta e bassa, a fondo piatto, permetteva di navigare su canali di piccolissime dimensioni, aveva propulsione a remi ; è ancora presente ai nostri giorni, utilizzata per pesca sportiva ed equipaggiata con motori fuoribordo.  

Verigola barca prettamente chioggiotta, nata negli anni 50’ del 1900, simile al sandalo, con apertura tondeggiante verso prua dove trova alloggiamento una vela Marconi, era dotata di deriva estraibile, oggi è ancora presente ma con notevoli modifiche alla coperta ed alla velatura.

 

 

 

 

# torna al menù #

Vela

 

 Latina : vela di forma triangolare, posizionata alla mezzeria rispetto l’albero.

   

 

 

 

 

 

 

Quadra : vela di forma quadrata, posizionata alla mezzeria rispetto l’albero.

 

Aurica : vela di forma trapezoidale, posizionata all’estremità rispetto                                                                l’albero, quindi nel fianco della vela stessa.

 

Al Terzo : vela di forma trapezoidale, posizionata ad un terzo rispetto l’albero.

 

Antenela de sora : palo di legno a cui viene fissata l’estremità superiore della vela, per poi essere sollevata.

Antenela de soto : palo di legno a cui viene fissata la parte inferiore della vela, e il cavo di acciaio ( o una cima di canapa ) dove scorre la posa.

Posa : elemento di legno forato al centro, scorrevole, ed collegato ad una cima, che il timoniere utilizza per orientare la vela rispetto al vento.

Carega basso : cima fissata all’estremità dell’antenela de soto, (verso la parte stretta della vela) ed legata ad un apposito attacco alla barca stessa.

Cao da consiero : cima fissata all’estremità dell’antenela de sora, che serve esclusivamente, quando si accorcia la vela, tramite i “ terzaroli “, al fissaggio delle due antenele tra di loro.

Gordilo : cima composita, fissata al fianco stretto della vela, che serve per tenerla in tensione.

Galana : rinforzo di legno dove viene fissato la cima per sollevare la vela, che nelle barche di una certa grandezza, risulta essere un punto debole e di rottura.

Marafoni : particolare modo di attacco della vela all’antenela de soto, che permette una certa libertà di movimento alla vela e nel contempo un adeguato fissaggio alla stessa.

Penonsin, Scala, e Denti sono particolari decorazioni spesso presenti nelle vele chioggiotte.

 

 

 

 

 

 

 

Al Quarto : vela di forma trapezoidale, posizionata ad un quarto rispetto l’albero.

# torna al menù #

 

 

 

Competizioni veliche 

 

Medaglie vinte in regate di vela al terzo, disputate a Venezia, dall' imbarcazione chioggiotta "Gargiullo", comandata da De Bei Mario.

           

 

 

 

 

 

 

 

L'imbarcazione Gargiullo davanti ai Giardini di Venezia

Un partccolare ringraziamento al Sig. Sambo V. e la famiglia De Bei G. per il materiale fotografico e relative nozioni storico tecniche di questa sessione.

#torna al menù#

Home| Contatti | Arte | Monumenti | Il Macinino | Storia | foto | Barche | Webcam | Bibliografia | Eventi | Info | Automotoepoca | link  

Copyright © 2006 - Ass. Clodiacom