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Chioggia è arte.. Chioggia è la piccola Venezia..
la storia di Chioggia e di Venezia.. la storia dei ponti a Chioggia..
Chioggia nella storia, come Venezia.. anche Padova vicina a
Chioggia.. perché nella storia Venezia e Chioggia .. Chioggia con
Padova nella storia.. anche la storia dei fiumi a Chioggia.. la storia
tra Chioggia e Malamocco..Chioggia è arte.. Chioggia è la piccola Venezia..
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tra Chioggia e Malamocco..
LE
ORIGINI
Le prime prove documentate per quanto
riguarda l’esistenza della nostra città le troviamo nella
“Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio vissuto dal 23 al
79 d.C. Era un grande erudito e maestro della prosa scientifica,
a Roma intraprese la carriera legale che poi abbandonò per
scrivere e studiare. Dal 70 al 72 fu procuratore di Spagna e nel
79 l’anno che a seguito dell’eruzione del Vesuvio
vennero
distrutte le città di Ercolano e Pompei si recò a Stabia per esaminare
da vicino il fenomeno vulcanico e qui vi morì soffocato dai vapori
dell’eruzione. Fu autore di numerose opere di carattere
storico e scientifico tutte perdute, ma a noi note grazie ad un
inventario stilato dal nipote Plinio il Giovane. L’unica sua opera
pervenutaci è la “Naturalis Historia”, si tratta di una
enciclopedia che contiene ventimila fatti raccolti da duemila volumi di
un centinaio di autori diversi. Questa opera svolse un ruolo
enciclopedico fondamentale per generazioni e costituisce una ricca fonte
di informazioni, in tantissime materie, che sarebbero andate perse.
Il suo primo nome fu Cluza,
i romani la chiamarono Clodia,
nel medioevo la città cambiò vari nomi: Clugia,
Clusizica e
Chiozza. Prese
infine il nome di
Chioggia,
e
i suoi abitanti “Chioggiotti o Clodiensi.” La leggenda narra che
dopo la distruzione
di Troia Clodio, Enea, Antenore ed Aquilio sarebbero sbarcati in Italia
fondando alcune città.
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LA POPOLAZIONE
Si
presume che Chioggia sia stata fondatala da una colonia di Pelasgi, che, giunti dalla Tessaglia, avrebbero
navigato l’Egeo, lo Ionio e infine l’Adriatico. Giunti nelle lagune,
che, oltre ad essere riparate dalle forti tempeste, vicino ai grandi
fiumi con un retroterra ricco di boschi e quindi di legnami e di
uccelli, trovarono il luogo ideale per la loro colonizzazione. Questi
non erano uomini primitivi,
ma provenivano da regioni assai evolute portando quindi con sé tante
esperienze di vita e di lavoro. Cominciarono subito a procurarsi il
sale, a coltivare la terra, ad allevare gli animali, a sfruttare le vie
di comunicazioni fluviali e a trarre abbondante pescagione dal mare; il
tutto sarebbe accaduto circa 2000 anni AC. E’ pressoché impossibile
ricostruire la composizione etnica dei clodiensi in quegli anni perché
i veneti che popolavano la pianura Padana alterarono le caratteristiche
delle città stesse. Questi ultimi erano una popolazione indoeuropea
proveniente dall’Illira, hanno sostituito gli Euganei ed hanno fondato
Padova, Treviso, Belluno… Tra il VI e il V sec. AC. i veneti
furono sottomessi dagli etruschi che espansero il loro dominio
oltre il Po imponendo il loro potere a molte città dell’Adriatico. Da
ciò le popolazioni venete trassero molti vantaggi, gli etruschi
incrementarono notevolmente il commercio interno costruendo strade,
scavando canali, bonificando paludi e rendendo i fiumi navigabili.
Imposero norme urbanistiche che sono evidenti anche nella città di
Chioggia che, non a caso, si espande attorno a due assi principali, il
“Cardine” e li “Decumano”. Il primo va da Nord a Sud con
un’inclinazione ad Est per proteggere meglio la città dai forti
venti, e il Decumano in senso ortogonale; tutte le vie secondarie sono
parallele a quelle principali e vengono chiamate calli o contrade. Gli
Etruschi dominarono la regione fino all’arrivo dei Galli che furono a
loro volta sostituiti, tra il II e il I sec. AC. dai Romani. Il Veneto
fu mantenuto unito fino alla metà del VI secolo.
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L’ARRIVO DEI BARBARI
I
barbari erano gli invasori stranieri. Erano considerati tali tutti i
popoli che vivevano al di fuori dell’Impero, nelle regioni in
cui i Romani non erano riusciti ad imporre il proprio dominio, la
propria civiltà. La prima invasione barbarica in Italia fu nell’anno
402, capitanata da Alarico, Re dei Visigoti, che con 300000 uomini si
riversò nella penisola, conquistò Aquilea, distrusse il Nord Italia
fino al tirreno, puntò su Roma, l’assediò, la saccheggiò e la lasciò
nelle mani dei suoi uomini per tre giorni. Tutte le popolazioni
fuggirono dalle città per ritirarsi nelle campagne, mentre nel Veneto i
sopravvissuti trovarono rifugio nelle lagune. Chioggia grazie alla sua
posizione isolata fu in
primo momento rispettata e in essa vi trovarono dimora gli abitanti dei
territori vicini in particolar modo del padovano. I Barbari furono
momentaneamente fermati e messi in fuga dall’intervento di Stilicone a
capo di legioni Britanniche e del Reno. Si susseguirono altre invasioni,
ma quella che più ci interessa, perché colpì particolarmente il
nostro territorio, fu quella degli Unni. Era una popolazione nomade alla
quale si erano uniti popoli germanici sottomessi, gli Alemanni, gli
Scuri, i Rugi, i Gepidi e i Goti. Dopo la morte del loro re, Rua, il cui
regno comprendeva tutta la Russia meridionale, e dopo l’uccisione del
nipote Bleda, nel 444 Attila era rimasto unico erede al trono. Decise di
perseguire gli obbiettivi espansionistici dello zio Rua mirando a
rafforzare ed espandere il suo dominio. Dopo una serie di campagne in
Oriente e in Occidente, Attila (“Attila
Flagellum Dei”) decise di conquistare l’Italia. Entrò nella
pianura veneta attraversando le Alpi Giulie, tutte le città, impaurite,
gli aprirono le porte; solo Aquilea che si riteneva invulnerabile decise
di resistergli e fu rasa al suolo. Furono altrettanto distrutte
Concorda, Altino e Padova, mentre Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo
vennero saccheggiate. I fuggiaschi abbandonarono le loro abitazioni e,
in particolare quelli di Este e Monselice, si rifugiarono a Chioggia
integrandosi con la popolazione esistente. Dopo la morte di Attila, la
maggior parte di coloro che si erano rifugiati nelle isole vi rimasero
tentando di migliorare, con la loro esperienza, le condizioni di vita
nel luogo in cui si erano trasferiti. Costruirono nuove case, provvidero
a incrementare l’ agricoltura, si inserirono nel commercio fluviale e
marittimo ed aumentò la produzione del sale che era già il più
importante e redditizio ramo dell’attività commerciale di Chioggia.
Per produrre il sale utilizzavano piccole aree paludose lontane dalle
foci dei fiumi, le quali venivano arginate con vimini, grossi sassi e da
muraglie in mattoni; gli interni venivano puliti, pavimentati e poi
riempiti d’acqua destinata all’evaporazione. Queste strutture erano
chiamate “Fundamenta” ed
il sale “Sal Clugie”. Il
Sal Clugie era commercializzato non solo in Italia, ma anche in paesi
stranieri, per cui Chioggia, non solo arricchiva sé stessa ma
contribuiva all’economia dei territori circostanti.
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Nel ‘400, le isole erano governate da ecclesiastici, e
la popolazione seguiva le regole dettate dai sacerdoti. A seguito delle
emigrazioni dei fuggiaschi veneti che trovarono rifugio nelle isole si
sentì la necessità di formare un governo capace e stabile per
provvedere alla difesa dagli invasori e di regolare i rapporti tra i
cittadini. Il clero presieduto dal metropolita di Aquilea
stabilì che in ogni isola fosse eletto un tribuno con incarichi
civili e giudiziari. I tribuni erano a capo delle forze armate, giudici
dei cittadini e incaricati di riscuotere i tributi. Attorno al tribuno
c’era il popolo che nel caso specifico di Chioggia era particolarmente
partecipe alle riunioni di interesse collettivo. I tribuni erano dodici,
tanti quanti erano le isole che costituivano la Confederazione Lagunare.
Le isole di Chioggia erano presiedute da due tribuni, uno per Clugia
Minor e uno per Clugia Major. A seguito di un ulteriore aumento
demografico nelle isole, i tribuni furono portati da dodici a
ventiquattro, due per ogni isola; Chioggia ne aveva complessivamente
quattro. Dopo l’invasione Longobarda, la situazione politica cambiò,
aumentarono i disordini e iniziarono i disaccordi tra i tribuni, c’era
la necessità di nominare una figura al di sopra di tutti. I patriarca
di Grado riunì in consulta i primi cittadini e decisero di eleggere un
capo della Confederazione Lagunare che ebbe il titolo di “ Dux” con
sede a Eraclea, la più importante delle isole.
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L’ARRIVO
DI PIPINIO
Pipino, figlio di Carlo Magno, nell’810, dopo
essersi impossessato della Baviera, dell’Istria e dell’Illira, puntò
sulla laguna veneta. Il Doge accortosi dell’enorme pericolo trasferì
la sua sede da Malamocco a Rialto dove riuscì a resistergli. Pipino
vista l’impossibilità di conquistare le isole dal mare, dispose di
attaccare dalla terra ferma. Dapprima cedettero i castelli Laureano,
Cavarzerano e Brontolo e infine dopo una valorosa e tenace resistenza da
parte degli abitanti anche Chioggia dovette cedere. La città venne
occupata e rimase nelle mani degli invasori. Secondo l’uso di quegli
anni, la città invasa doveva subire una punizione proporzionale alle
perdite subite dall’oppressore. Fu così che a seguito della tenacia,
del coraggio e della forza che chioggia si era imposta, fu, per la prima
volta, rasa completamente al suolo. I chioggiotti non si persero
d’animo, ritornarono nella loro isola e iniziarono a ricostruirla.
Grazie alla sua posizione strategia e all’amore dei suoi cittadini per
la loro terra, la città sorse più bella e più forte tanto che i
veneziani avevano paura che tra i clodiensi si fossero radicate mire
autonomistiche. Effettivamente, a causa del disinteresse che Venezia
aveva espresso nell’aiuto per la difesa della città tali ideologie
potevano concretizzarsi,ma il tutto venne accantonato e in comune
accordo vennero apportate alcune modifiche alla forma di governo per
meglio soddisfare le esigenze di quel periodo.a Chioggia, come nelle
altre comunità lagunari, venne nominato un Gastaldo che con gli stessi
poteri del Doge, si occupava di amministrare la città. I clodiensi nel
tentativo di rendersi sempre più indipendenti, pur rimanendo sempre
legati al dogato, affiancarono a questa nuova figura alcuni consiglieri
del comune. Accettarono questa nuova forma di governo pretendendo però
che la città non dipendesse da Venezia, ma ne facesse parte mantenendo
i propri antichi diritti. L’importanza della città venne sottolineata
dal trasferimento della sede vescovile da Malamocco a Chioggia nel 1110
assieme alle reliquie dei SS. Felice e fortunato, da allora patroni
della comunità.
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